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David LaChapelle a Venezia | Lost+Found

Exhibition, Photography
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David LaChapelle a Venezia presenta la sua nuova mostra Lost+Found alla Casa dei Tre Oci.

10 Aprile 2017, ore 15.00
Entro nel corridoio che porta all’aula magna Tolentini dell’Università IUAV di Venezia. Ci sono già molti studenti, professori e  persone interessate alla fotografia che aspettano di entrare per assistere alla presentazione della nuova mostra di David LaChapelle a Venezia Lost+Found che terminerà il 10 settembre 2017 alla Casa dei Tre Oci.

Inizio della conferenza di David LaChapelle a Venezia ®Thomas Frasson

David arriva alle 17.00 puntualissimo, entra nell’aula magna in t-shirt, jeans e occhiali da sole accompagnato da musica e applausi in pieno stile U.S.A., ad aspettarlo alla scrivania ci sono Fabio Achilli del comitato scientifico Casa dei Tre Oci e Angela Vettese, direttore del corso di laurea magistrale di arti visive e moda dell’Università IUAV.

Dopo una breve ed esaustiva presentazione della dottoressa Vettese sulla biografia dell’artista David LaChapelle a Venezia prende la parola dicendo: “Credo di non aver nient’altro da aggiungere”. Subito conquista noi del pubblico perché traspare per la prima volta nel corso della conferenza la sua umanità (e non sarà l’unica). David ci mostra subito tre fotografie della sua infanzia,  la prima è quella su cui si sofferma di più, raffigura sua madre. Ci racconta che era una donna fortissima, determinata, che ha cresciuto lui e i suoi fratelli con un’alimentazione vegetariana, lavorava moltissimo (anche in fabbrica) riuscendo comunque a portare avanti la sua vita da artista (David ci dice che la madre non era un’artista in senso stretto ma era una donna che metteva l’arte in tutto ciò che faceva):

“[…] al contrario di mio padre che trovava Dio in chiesa, mia madre trovava Dio nella natura, il cognome “LaChapelle” è un richiamo al fratello di mio padre che era un prete”

David LaChapelle a Venezia durante la conferenza IUAV
David LaChapelle a Venezia durante la conferenza – Foto di Romina Greggio

Diventato vittima di bullismo, a quindici anni decide di lasciare la scuola e trasferirsi con la sua famiglia a East Village, (New York). Qui entra per la prima volta in contatto con il mondo dell’arte reinserendosi in un ambiente educativo che lo lasciava libero di esprimersi grazie ai suoi disegni. Dopo aver scoperto la fotografia David smette di disegnare per dedicare tutto sé stesso a questa forma d’arte che tanto lo attira. La prima immagine fotografica che scatta in analogico rappresenta una sua amica senza veli, non aveva nessun budget, nessun’attrezzatura sofisticata se non la sua macchina analogica; il risultato è molto delicato e per niente volgare, la luce  presente è quella che naturalmente filtra dalla piccola finestra della sua stanza. Guardando questo scatto ripenso subito alla serie “Underwater Model di Toni Frissel.

David LaChapelle a Venezia - Prima fotografia
Prima fotografia realizzata da David LaChapelle ®David LaChapelle

David LaChapelle a Venezia - Seconda foto David LaChapelle a Venezia durante la conferenza – Foto di Romina Greggio[/caption]

“New York era un posto incredibile, pieno di artisti, giovani e creatività, anche se vivevi in una stamberga ti sentivi bene con te stesso ma poi nel ’84 arrivò l’AIDS che mise fine a questo paradiso trasformandolo in un inferno. Morivano tantissime persone, tantissimi miei amici sono morti, tantissimi artisti morivano di AIDS e  ho cominciato a pensare che sarei morto anch’io, infondo perché non avrei dovuto morire? Da quel periodo ho spostato la mia attenzione su ciò che ci sarà dopo la morte, sulla metafisica”.

David LaChapelle a Venezia, nella terra dei dogi giustifica così, senza mezzi termini e molto direttamente, la sua evoluzione verso una fotografia che cerca le sue risposte nella parte non tangibile del mondo, nell’aldilà. Una delle prime immagini che realizza nel 1986 per esteriorizzare questa sua nuova visione rappresenta un angelo che, grazie alla tecnica di pittura su negativo fotografico, sembra un dipinto antico,  (dice che tuttora non ha trovato una rappresentazione migliore dell’anima); capisce che l’esistenza fisica è un battito di ciglia e cerca quindi di fotografare ciò che non è fotografabile :

“Cominciai a capire cosa stava succedendo ai miei amici che fino a poco tempo prima erano pieni di vita ed ora improvvisamente morivano, mi chiedevo dove andrà mai a finire tutta questa energia. Le fotografie che ho fatto in quel periodo servivano sia a commemorare gli amici che avevo perso ma anche ad esplorare il dualismo vita-morte”.

David LaChapelle a Venezia - Angel
David LaChapelle Angel ®David LaChapelle

David LaChapelle a Venezia - Angel 2

David LaChapelle a Venezia - The light inside

“Avevo ventidue anni, vedevo i miei amici morire per colpa dell’AIDS e allora credevo che anche io da li a poco sarei morto, così ho messo come priorità quella di lasciare al mondo un’eredità morale attraverso le mie fotografie”.

David inizia ad esporre le sue immagini negli appartamenti dei suoi amici iniziando con le prime mostre auto finanziate finché non arrivò Andy Warhol. Inizia così la collaborazione con il magazine Interview che permise a David di conoscere ancora più a fondo il mondo della fotografia e di affinare la sua tecnica fotografica (non ci nasconde che lavorare per “Interview” era molto stimolante anche dal punto di vista economico e che questo gli permetteva di auto finanziare la sua continua ricerca fotografica). In circa vent’anni collabora con diversi magazine, fotografa artisti del calibro di Madonna, David Bowie, Elton John, Tupac, Angelina Jolie, Pamela Anderson, Marilyn Manson, Eminem, i Red Hot Chili Peppers e perfino Hilary Clinton, raggiungendo una fama planetaria.

Angelina Jolie ®David LaChapelle
David LaChapelle a Venezia - Elton John
Elton John ®David LaChapelle
David LaChapelle a Venezia - Pamela Anderson
Pamela Anderson ®David LaChapelle
David LaChapelle a Venezia - Hilary Clinton
Hilary Clinton ®David LaChapelle

“La fotografia per i magazine è completamente diversa da quella per le esposizioni in galleria, da quest’ultima ci si aspetta molto di più. Molte delle fotografie che si facevano per le riviste erano umoristiche e servivano per evadere dalle situazioni difficili e tragiche di quegli anni, mi divertiva la libertà che avevo nell’affrontare temi come la sessualità, il capitalismo e  il consumismo. Mi chiedevo spesso come potevo criticare il mondo dei consumi pur facendocene parte, infondo quel mondo mi dava da vivere, ci lavoravo, in qualche modo le mie fotografie comunicavano un messaggio che inneggiava al consumismo”.

Fu così che dieci anni fa David smette di lavorare per i magazine e si ritira a Maui nelle Hawaii dove inizia la sua vita da agricoltore. Dopo poco però i galleristi di tutto il mondo vogliono il suo ritorno sulle scene, lui non ne vuole sapere di tornare a fotografare per il mercato pubblicitario e così accetta di esporre nuovamente a patto che sia lui a decidere cosa fotografare, niente commissioni, nessuna pubblicità, nulla di tutto ciò.
David mostra in sala “Deluge“,  una reinterpretazione del Diluvio Universale di Michelangelo secondo lui parafrasi di un diluvio passato e di uno futuro che ci attende, continua con una carrellata di fotografie della serie “After the Deluge: Museum” che seguono questo filone; quando ci mostra queste immagini rappresentanti dei musei allagati dice:

“[…] in un certo senso il mondo dell’arte assomiglia al mondo della moda, l’arte si compra, l’arte si vende, l’arte viene scambiata, è una merce, la si compra e la si vende come si comprano e si vendono le azioni nel mercato azionario. Si parla del valore dell’arte, l’opera d’arte ha valore quando viene comprata ad un prezzo elevato invece, nella storia, gli artisti veri ci hanno dato in dono l’arte. Quando in un museo vediamo un quadro o una grande scultura come quelle di Michelangelo, l’arte la facciamo nostra e non ci serve comprarla perché rimanga con noi e lo stesso succede con la musica, basta ascoltarla. Quindi non è più il prezzo a dare il valore dell’arte, quando ci troviamo di fronte ad una catastrofe come un’inondazione le cose che riteniamo abbiano valore per noi non ce le possiamo portare con noi anzi, possono essere usati in modi stupidi come un attrezzo usato per galleggiare. L’arte l’abbiamo con noi, nella nostra mente ed è con noi sempre e comunque”.

David continua proiettando in sala alcuni scatti che mostrano cosa secondo lui ci sarà dopo questo grande diluvio, raffigurano il momento del passaggio fra la vita e la morte e lo fa citando il grande Walt Whitman: “Perché dovremmo aver paura di morire se non abbiamo avuto paura di nascere?”.

David LaChapelle a Venezia - Deluge
Deluge ®David LaChapelle
First supper ®David LaChapelle

David LaChapelle a Venezia nell’Aula Magna Tolentini dello IUAV arriva a mostrarci la sua ultima serie prodotta interamente in analogico con dipintura su negativo a Maui New World“. Dopo averci parlato di consumismo, sessualità e morte, David ci racconta la sua visione del paradiso descrivendolo come “un luogo dove la bellezza, la natura e l’uomo ci danno la prova che Dio esiste”. Alle sue spalle compare “The First Supper” (la prima cena), la introduce dicendo che “dopo questa cena nessuno morirà, nessun peccato sarà da scontare con la morte di qualcuno, Cristo resterà con sua madre”. Nella foto è presente un’amica transgender dell’artista, quest’ultimo giustifica la sua presenza dicendo che quell’immagine è la sua idea di “New World“, non ha alcuna intenzione ironica è semplicemente così che lui la pensa. Scorre le foto della nuova serie e vediamo Buddha e Gesù sotto lo stesso albero che parlano pacificamente ed altre immagini che raccontano un mondo ideale (quanto meno per l’artista), forse utopico ma sicuramente libero. Prima di lasciarci David ha voluto darci un consiglio:

“Seguite il vostro intuito! Io non ho mai programmato la mia vita; quando ero al top del successo commerciale ho deciso di smettere, di ritirarmi nella natura anche se tutti mi dicevano di non farlo, quello che posso dirvi è di seguire sempre il vostro intuito, come artisti dovete sempre seguire il vostro GPS interno e dargli sempre ascolto. Cercate di capire quale possa essere il vostro dono per il mondo! È questo il messaggio che sto cercando di lasciarvi oggi”.

David LaChapelle a Venezia IUAV

Sono stato davvero contento si aver assistito a questa conferenza di David LaChapelle a Venezia perché ho riscoperto un artista che ha sicuramente influenzato in passato il mondo della fotografia e ancora continua a farlo. Criticato, odiato, amato e idolatrato da molti, quello che posso dire è che personalmente ho capito un po’ meglio cosa c’è dietro la fotografia di David, la sua continua ricerca di risposte a domande a cui probabilmente mai troverà risposta non mi sembra si discosti molto dalla ricerca scientifica o filosofica delle più grandi menti. C’è chi cerca le risposte con i numeri, chi con la religione, David LaChapelle lo fa con l’arte, senza avere la pretesa di trovare alcuna risposta.


INFORMAZIONI UTILI PER LA MOSTRA DI DAVID LACHAPELLE A VENEZIA

COSTO DEL BIGLIETTO: Intero 12 € | Ridotto 10 € (studenti under 26, over 65, titolari di apposite convenzioni), gruppi superiori alle 15 persone) 8 € | Ridotto famiglia (2 adulti + 2 under 14) 24 € | Scuole 5 € | Gratuito: bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, disabili e accompagnatore, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti con tessera, guide turistiche.
INFO: info@treoci.org | +39 041 2412332
PREVENDITE: 199 757519
CURATORI DELLA MOSTRA: Reiner Opoku, Denis Curti
LUOGO: Casa dei Tre Oci (Fondamenta Zitelle, 43, 30100 Venezia)